Preparato di equiseto 508
L’equiseto (508) ha una posizione particolare: non è un preparato da cumulo ma una cura delle piante. Spruzzato come tisana o decotto, il suo alto contenuto di silice regola la pressione fungina.
Che cos’è il preparato di equiseto (508)?
L’equiseto dei campi (Equisetum arvense), detto anche coda cavallina, porta il numero di preparato 508 e fra i preparati biodinamici ha una posizione particolare: non è un preparato da cumulo (502–507) né un classico preparato da spruzzo come il cornoletame 500 e il cornosilice 501, ma una cura che rafforza le piante. Invece di maturare in un corno di vacca o in un involucro animale, si bolle come tisana o decotto e si spruzza in via preventiva sul suolo e sulle piante. Lo scopo è regolare la pressione fungina, grazie all’alto contenuto di silice della pianta.
Il 508 è quindi il preparato che serve la difesa biodinamica delle piante dal lato preventivo e rafforzante: non uccide i funghi, deve rendere più resistenti la pianta e il suolo.
L’equiseto come pianta
L’equiseto dei campi non è una pianta da fiore ma una pianta a spore, come felci e muschi: una pianta antichissima i cui parenti, nel Carbonifero, raggiungevano le dimensioni di alberi. Molto sotto la profondità di aratura cresce un sistema ramificato di rizomi. In primavera compare prima un fusto pallido e non ramificato, fatto di «guaine» incastrate e sormontato da una spiga sporifera; le spore danno protalli simili a muschio, con organi maschili o femminili. Solo dopo sale dai rizomi profondi il fusto estivo, verde e sterile.
Fusti e foglie sono fatti di «guaine» a bastoncino con sei spigoli, ruvide e dure per l’alto contenuto di acido silicico. Secondo la visione biodinamica è proprio questa silice, visibile direttamente nella pianta, la responsabile dell’effetto regolatore sui funghi. Per distinguerlo bene: l’equiseto palustre e l’equiseto dei boschi non vanno bene per il preparato; l’equiseto dei campi si riconosce perché gli internodi del fusto sono più corti di quelli dei rami laterali.
L’indicazione di Steiner e la collocazione in biodinamica
Nella tradizione biodinamica l’equiseto è inteso come il corrispettivo, segnato dalla silice, dell’ambito del cumulo e del letame: il cornosilice 501 fa agire il principio silice-luce sopra il suolo, attraverso la pianta, il preparato di tarassaco 506 lo fa agire dal lato del letame, e l’equiseto porta la silice direttamente al suolo e alla coltura per rafforzarli. Il suo compito è regolare i funghi: secondo l’idea biodinamica, le sue forze di luce frenano la «crescita fungina eccessiva». A differenza dei preparati da cumulo, il 508 non fa parte della «serie dei sei» e si usa da solo.
Preparazione: tisana o decotto
L’equiseto dei campi si raccoglie, se possibile poco prima di San Giovanni (fine giugno), in una giornata di sole: tutta la parte aerea e verde della pianta, che si secca in strato molto sottile all’ombra, in un luogo arieggiato. La pianta secca deve restare verde e si conserva come una tisana, in sacchetti arieggiati.
Per l’uso si fanno bollire piano per circa un’ora 200–300 grammi di pianta secca (o 1–1,5 kg di pianta fresca) in 10–20 litri d’acqua. Questo decotto si usa molto diluito: una diluizione al 5–10 % si distribuisce sul suolo e sulle piante in ragione di circa 100 litri per ettaro. Oltre al decotto si usa anche una macerazione a freddo (fermentazione di più giorni); il decotto bollito è la forma standard descritta da Wistinghausen.
Uso e momento
L’equiseto va usato in via preventiva e ripetuta: non è un mezzo per combattere un attacco già in corso, ma per rafforzare in anticipo. Si distribuisce in autunno fino a novembre, in primavera da febbraio o marzo e in piena estate. In orticoltura si trattano di preferenza in autunno le superfici che l’anno dopo porteranno colture sensibili ai funghi. Spesso il trattamento al suolo si combina con un uso ritmico di cornosilice, per rafforzare in più le piante dal lato della luce (vedi pratiche colturali nell’azienda biodinamica).
L’uso pronto all’impiego è noto anche con il nome corrente di tisana di equiseto: stesso principio attivo; il nome sottolinea la forma di preparazione.
Effetti
Secondo la visione biodinamica, l’alto contenuto di silice dell’equiseto dei campi regola la pressione fungina e rafforza la salute delle piante dal lato della luce. Questo effetto è inteso come rafforzamento e prevenzione, non come distruzione fungicida. L’idea che «la silice freni la crescita dei funghi» è una visione biodinamica; indipendentemente da ciò, l’alto contenuto di acido silicico di Equisetum arvense è dimostrato in botanica. Nelle norme sulla difesa delle piante l’estratto di equiseto è, secondo la presentazione, un corroborante o una sostanza di base. Le promesse di guarigione per le persone non sono oggetto di questa voce.
In contesto
L’equiseto dei campi è uno dei termini la cui posizione particolare si giustifica senza esoterismo, con la biologia e la geologia: un essere vivente antichissimo e molto ricco di silice, la cui proprietà materiale (l’acido silicico) è concretamente verificabile. L’effetto regolatore sui funghi nell’uso rientra nella pratica empirica biodinamica. Per le aziende Demeter la difesa preventiva con l’equiseto fa parte del repertorio consolidato (vedi pratiche colturali nell’azienda biodinamica).
Domande frequenti sul preparato di equiseto (508)
Il 508 è un preparato da cumulo?
No. L’equiseto dei campi è una cura che rafforza le piante e sta fuori dai preparati da cumulo (502–507). Non matura nemmeno in un involucro animale.
Come si prepara il preparato di equiseto?
Come tisana o decotto: 200–300 g di pianta secca (o 1–1,5 kg fresca) si bollono circa un’ora in 10–20 l d’acqua e si spruzzano molto diluiti (5–10 %).
Contro che cosa si usa l’equiseto?
Per regolare in via preventiva la pressione fungina e rafforzare le piante, in modo ripetuto e in anticipo, non per combattere un attacco acuto.
Quale equiseto è quello giusto?
Solo l’equiseto dei campi (Equisetum arvense). L’equiseto palustre e quello dei boschi non vanno bene; lo si riconosce dagli internodi del fusto, più corti di quelli dei rami laterali.
Quando si raccoglie?
Se possibile poco prima di San Giovanni (fine giugno), in una giornata di sole, poi si secca in strato sottile all’ombra finché resta verde.