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Cornosilice 501

Il preparato di luce della biodinamica: quarzo macinato finissimo, trasformato durante l’estate in un corno di vacca e spruzzato al mattino sulla pianta. Favorisce assimilazione, maturazione e qualità.

Che cos’è il cornosilice (preparato 501)?

Il cornosilice, indicato nella pratica biodinamica come preparato 501, è il secondo dei due preparati da spruzzo e il polo opposto del cornoletame 500. Il materiale di partenza è quarzo (cristallo di rocca) macinato finissimo, che si mette in un corno di vacca e si interra per l’estate. Prima dell’uso se ne mescola in acqua una quantità piccolissima per un’ora, la dinamizzazione, e la si spruzza finemente al mattino sulle piante.

Il cornosilice è il preparato di luce del metodo. Il cornoletame agisce dal basso, sul suolo e sulla radice; il cornosilice agisce dall’alto: sulla pianta sopra il suolo, sull’assorbimento della luce, sull’assimilazione e sulla maturazione. Gli si attribuisce di favorire la qualità, il sapore, l’aroma e la conservabilità del raccolto. Le quantità sono minime: pochi grammi per ettaro.

Cornosilice e cornoletame, i due poli

I due preparati in corno formano una coppia di poli opposti voluta come tale e si capiscono solo insieme. Rudolf Steiner lo descriveva con un’immagine: il cornoletame «spinge dal basso verso l’alto», il cornosilice «tira dall’alto», entrambi accordati, «né troppo deboli né troppo forti». Il cornoletame appartiene alla sfera scura e umida della terra e si dà la sera sul terreno; il cornosilice appartiene alla sfera luminosa e calda e si spruzza al mattino sulla pianta. L’esperto Alex Podolinsky lo riassumeva così: il cornoletame dà all’azienda la sua «struttura», il cornosilice la rende «sensibile» e la accorda con la luce e con l’ambiente.

Da dove viene il numero 501?

La numerazione dei preparati biodinamici da 500 a 508 risale al 1928 e all’inizio serviva come nome in codice. Si è affermata come abbreviazione internazionale. «501» sta per cornosilice.

Origine e contesto

Anche il cornosilice risale a Rudolf Steiner e al Corso di agricoltura (O.O. 327) del 1924. Steiner lo introdusse come complemento necessario del cornoletame: il suolo da solo, era l’idea, non può portare la pianta alla piena maturità e qualità; per questo servono le forze di luce e di maturazione che il cornosilice trasmette. La pratica di preparazione e uso fu elaborata in seguito da Wistinghausen, Masson, Stappung e da praticanti come Maria Thun, Peter Proctor e Alex Podolinsky.

L’idea dietro quarzo e corno

Il quarzo (silice, biossido di silicio) è un componente principale della crosta terrestre e rappresenta in biodinamica l’elemento luce. In natura la silice si trova dove i processi di luce hanno un ruolo, per esempio nelle strutture silicizzate dell’equiseto o nei leggerissimi pappi del tarassaco. Steiner collegava la silice alla capacità di ricevere e trasmettere la luce. Macinata finissima, offre una superficie molto ampia attiva alla luce. Questo concetto viene dalla visione del mondo di Steiner fondata sulla scienza dello spirito ed è presentato qui come idea d’origine, non come affermazione della fisica.

Preparare il cornosilice

La preparazione rispecchia la polarità con il cornoletame: invece del letame d’inverno, si trasforma il quarzo d’estate.

Materiale e preparazione

Si usa cristallo di rocca limpido o quarzo, macinato fine come farina: più è fine, più grande è la superficie attiva alla luce. La farina di quarzo si mescola con acqua piovana fino a ottenere una pappa fluida che si versa in un corno di vacca. Appena la massa si è asciugata, l’apertura del corno si chiude con terra umida.

Interrare per l’estate

Le corna piene si interrano fra Pasqua e Pentecoste, in un luogo aperto e soleggiato tutto il giorno, perché siano esposte alle forze del sole estivo. La fossa è come quella del cornoletame, ma non deve trovarsi vicino a essa. Il quarzo passa l’estate nella terra; in autunno, da fine settembre a inizio ottobre, si dissotterrano le corna.

Conservazione

Al contrario del cornoletame, il cornosilice si conserva molto bene e non perde quasi efficacia. Dopo lo scavo resta nel corno oppure lo si fa uscire battendo il corno e lo si mette in un barattolo di vetro. Si conserva all’asciutto e alla luce, esattamente all’opposto del cornoletame e dei preparati da cumulo, conservati all’umido e al buio (vedi conservazione dei preparati).

Effetto sulla pianta e sulla maturazione

Secondo la visione biodinamica, il cornosilice agisce attraverso la luce: favorisce l’assorbimento della luce da parte della pianta, l’assimilazione (la formazione di zuccheri e sostanze di costruzione a partire dalla luce) e una maturazione armoniosa. Un esperimento classico di Erika Riese, Frieda Bessenich ed Ehrenfried Pfeiffer (1941) sosteneva questa immagine: il cornosilice annullava l’effetto di un colorante (l’eosina) che disturba l’orientamento della pianta verso la luce. I ricercatori ne conclusero che il cornosilice agisce «come la luce» e favorisce l’assimilazione.

I primi praticanti sottolineavano un punto: il cornosilice non favorisce solo l’assimilazione, ma l’intero metabolismo della pianta (secondo Georg Merckens). Karl Tress descriveva una maggiore assimilazione, più sostanza secca e una migliore maturazione, oltre a un «aumento del sapore, dell’aroma, della conservabilità, del contenuto di zucchero» e a una proteina di maggior valore. Nella stessa linea, il cornosilice è stato descritto come antagonista dell’etilene, il gas della maturazione.

Secondo l’esperienza biodinamica, cornoletame e cornosilice insieme «normalizzano» levata e maturazione: la pianta cresce con più calma e matura in modo più uniforme che con la concimazione minerale. Ehrenfried Pfeiffer riassumeva così la divisione dei compiti: «Il preparato 500 agisce in particolare sulla crescita delle radici […], il preparato 501 aumenta la capacità di assimilazione.»

Usare il cornosilice

L’ora del giorno, lo stadio di sviluppo e la dose decidono l’effetto, e qui il cornosilice è più esigente del cornoletame.

L’ora: al mattino

Il cornosilice si spruzza di primo mattino, quando la pianta comincia ad assorbire la luce; molti praticanti vogliono finire prima di mezzogiorno. Il tempo sereno sostiene l’effetto; si evitano il sole forte di mezzogiorno e i venti secchi o freddi. In coltura protetta (serra) vale lo stesso: spruzzare al mattino e arieggiare bene. Quando inizia la maturazione, il trattamento si sposta piuttosto al pomeriggio.

Stadio di sviluppo e ritmo

Al contrario del cornoletame, che prepara il suolo, il cornosilice si dà sulla pianta in crescita, di solito dalla seconda o terza foglia vera o dallo stadio di quattro foglie. Hanno dato buoni risultati i trattamenti ritmici: tre giorni di seguito alla stessa ora, ripetuti ogni due o tre settimane; Maria Thun lavorava con intervalli di nove-dieci giorni. Per le piante da foglia l’accento cade prima del raccolto, per quelle da frutto dopo la fioritura, per quelle da radice quando la radice comincia a ingrossare.

Un avvertimento importante dalla pratica: non spruzzare il cornosilice nel momento sbagliato. Su piante in maturazione può anticipare la formazione dei semi: gli ortaggi da foglia possono «andare a seme». Al contrario, secondo Hugh Lovel, chi trascura la silice o la spruzza troppo di rado rischia di squilibrare anche il metabolismo del calcio della pianta.

Dose

La dose è molto piccola: circa un grammo in 10–15 litri d’acqua per 2.500 metri quadrati, ossia circa quattro grammi per ettaro; nei frutteti e nelle colture di piccoli frutti circa il doppio. Con siccità prolungata si è dimostrato utile spruzzare cornoletame la sera e cornosilice la mattina dopo: i due poli insieme equilibrano crescita e maturazione.

La dinamizzazione

Come il cornoletame, anche il cornosilice si mescola in modo ritmico per un’ora prima della distribuzione (vortice, caos, senso opposto) e poi si spruzza subito, perché l’effetto del preparato dinamizzato cala dopo circa un giorno. Fra la dinamizzazione del cornoletame e quella del cornosilice si pulisce il recipiente. Per approfondire: dinamizzazione e applicare i preparati.

Cornosilice e Demeter

Per le aziende Demeter il cornosilice è obbligatorio: il disciplinare Demeter richiede di usarlo almeno una volta all’anno, in modo adatto alla coltura, sulle piante di tutte le superfici. Con il cornoletame è quindi uno dei due trattamenti obbligatori della gestione biodinamica (di più in certificazione Demeter).

Effetti: che cosa dice la scienza?

Come per tutti i preparati, l’effetto isolato a così forte diluizione è difficile da dimostrare e resta controverso. L’esperimento con l’eosina del 1941 e le osservazioni successive su assimilazione e maturazione sono indizi, non prove definitive; sono riportati qui secondo la letteratura biodinamica. Per il sistema biodinamico nel suo insieme, la prova di lunga durata DOK del FiBL (dal 1978) mostra vantaggi per la fertilità del suolo e l’humus. Un argomento solido cita studi concreti invece di promesse generiche di qualità.

Domande frequenti sul cornosilice 501

Qual è la differenza fra cornoletame e cornosilice?

Il cornoletame (500) è un preparato per il suolo fatto di letame bovino; agisce attraverso il suolo e la radice e si spruzza la sera sul terreno. Il cornosilice (501) è un preparato di luce fatto di quarzo; agisce attraverso la luce e la maturazione e si spruzza al mattino sulla pianta. Sono poli opposti.

Quando si spruzza il cornosilice?

Di primo mattino, dalla seconda o terza foglia vera, con tempo sereno. Quando inizia la maturazione, meglio nel pomeriggio. In modo ritmico, tre giorni di seguito, ripetuto ogni due o tre settimane.

Come si prepara il cornosilice?

Si mescola quarzo macinato finissimo con acqua fino a formare una pappa, la si mette in un corno di vacca e la si interra dalla primavera all’autunno, durante l’estate, esposta alle forze del sole.

Perché il cornosilice si spruzza al mattino?

Perché è il preparato di luce e agisce al mattino, quando la pianta comincia ad assorbire la luce e ad assimilare.

Il cornosilice può fare danni?

Spruzzato nel momento sbagliato, per esempio quando maturano ortaggi da foglia, può anticipare la formazione dei semi (la «salita a seme»). Per questo contano il momento e lo stadio di sviluppo.

Glossario biodinamico