Dinamizzare i preparati biodinamici: la guida pratica
Cratere e ribollio, l’ora, acqua e calore, recipiente e dinamizzatore, quantità per tecnica, gli errori frequenti e la dinamizzazione in compagnia. La guida dettagliata.
Prima che cornoletame, cornosilice o preparato di Maria Thun arrivino sul terreno, vengono dinamizzati in acqua. Cornoletame e cornosilice per un’ora, alternando un vortice profondo e un caos ribollente, in acqua piovana tiepida. Senza quest’ora il preparato non passa nell’acqua.
Questa guida mostra come si dinamizza, a mano e con l’attrezzo, quale acqua usare e a quale temperatura, quanto riesce a fare una persona, quali errori sono frequenti e quanto presto si irrora dopo.
Che cosa succede durante la dinamizzazione
L’acqua viene spinta rapidamente in una direzione lungo il bordo, finché al centro si forma un cratere che arriva quasi fino al fondo. Poi si inverte il senso di rotazione con tutta la forza. Il cratere crolla, l’acqua comincia a ribollire, le bolle d’aria vengono trascinate fin giù in fondo, e da questo disordine si forma subito il cratere successivo nella direzione opposta. Questa alternanza prosegue senza pause fino alla fine dell’ora.
Entrambi gli stati hanno il loro compito. Il cratere ordina l’acqua in strati e mette in movimento tutta la massa. Il ribollio distrugge di nuovo quest’ordine e rimescola ciò che nel frattempo si è depositato. Girando in tondo, infatti, le particelle pesanti scendono verso il basso al centro. Senza un ribollio energico restano lì e finiscono fuori dalla miscela.
Intanto cambia la consistenza dell’acqua. Dopo circa mezz’ora la viscosità diminuisce, il liquido schizza meno, il suono della dinamizzazione si fa più profondo, l’acqua contiene più aria e si muove più facilmente. Con la mano nell’acqua si sente che diventa più morbida. Il cornoletame diventa bruno e setoso, l’acqua di cornosilice dinamizzata bianco latte.
Che cosa ha detto Rudolf Steiner
La descrizione nel Corso di agricoltura è breve e molto concreta:
«Poi è necessario portare tutto questo contenuto del corno di vacca in un legame profondo con l’acqua. Cioè, ora si deve cominciare a mescolare, e mescolare in modo da mescolare velocemente sul bordo del secchio, girando lungo la periferia, così che all’interno si formi un cratere fin quasi giù al fondo, così che il tutto sia davvero in rotazione tutt’intorno. Poi si inverte rapidamente, così che il tutto ribolla ora nella direzione opposta. Se si continua così per un’ora, si ottiene una compenetrazione profonda.»
Corso di agricoltura, quarta conferenza
A una domanda aggiunse che cosa conta: «Importa enormemente che si ottenga una compenetrazione intima. Se si versa la sostanza nell’acqua e si mescola, non si ha ancora affatto una vera compenetrazione.»
Contiene quattro indicazioni, e sono il metro per tutto il resto: velocemente, all’esterno sul bordo, cratere fin quasi al fondo, inversione finché ribolle.
Per il cornosilice vale lo stesso, anche l’ora. Steiner stesso fece una prova pratica una sola volta, nel 1924 ad Arlesheim. Ehrenfried Pfeiffer l’ha descritta: si riempì d’acqua un secchio e, siccome non c’era altro a portata di mano, il bastone da passeggio di Pfeiffer servì da dinamizzatore. «A Rudolf Steiner importava soprattutto mostrare il mescolare energico, la formazione dell’imbuto e la rapida inversione del senso di rotazione.»
L’ora
Un’ora è il tempo che serve perché qualcosa si compia. Così viene intesa l’indicazione nella pratica biodinamica, e così viene rispettata.
Due vecchie prove la sostengono. Nel 1940 Hans Heinze constatò che il cornoletame dinamizzato per un’ora intera dava più crescita del preparato dinamizzato soltanto 45 minuti. Enzo Nastati e Maria Thun arrivarono indipendentemente l’uno dall’altra allo stesso risultato: un’ora è l’optimum. Ehrenfried Pfeiffer fu più esplicito: «Chi, magari per comodità, dinamizza per meno tempo o con meno intensità, deve attribuire l’insuccesso a se stesso.»
Alcuni suddividono l’ora mentalmente, in tre parti da venti minuti o in quattro quarti. È un’abitudine, non una regola.
Due preparati fanno eccezione. Il preparato di Maria Thun è già stato dinamizzato per un’ora durante la preparazione e prima della distribuzione ha bisogno solo di 15–20 minuti. Anche le tisane e gli estratti di erbe si dinamizzano per circa 20 minuti.
La sveglia è l’orologio migliore. Chi guarda l’orologio interrompe la concentrazione; chi imposta la sveglia può dinamizzare per tutta l’ora senza mai alzare lo sguardo.
L’acqua
Provenienza
Steiner parlò di «acqua comune». Lo disse a Koberwitz, dove l’acqua era molto ricca di ferro. Da allora nella pratica si è mantenuto il vecchio ordine dei giardinieri: prima l’acqua piovana dolce, poi l’acqua di stagno o di fiume, per ultima l’acqua di pozzo dura e fredda. L’acqua di pozzo e di falda si può lasciar riposare all’aria, perché prenda la temperatura dell’aria.
L’acqua piovana richiede un po’ di cura. Nel bidone si formano alghe, se conservata a lungo può imputridire, e vi si insediano le larve di zanzara. Aiutano zanzariere, contenitori scuri e chiusi e il movimento dell’acqua. Il detersivo non ci va.
Dove l’aria e i tetti sono inquinati, l’acqua piovana è la scelta peggiore. E dove l’acqua del rubinetto è clorata, conviene passare per il bidone dell’acqua piovana.
Calore
Steiner disse che l’acqua doveva essere «forse un po’ riscaldata». Che cosa ne sia nato nella pratica si legge nelle indicazioni raccolte in oltre cento anni. Rientrano quasi tutte in una stessa finestra:
| Indicazione | Chi lavora così |
|---|---|
| da 20 a 25 gradi | vecchia pratica scandinava |
| da 25 a 30 gradi | diffusa in Nuova Zelanda e Australia |
| da 30 a 40 gradi | pratica italiana |
| da 35 a 37 gradi | l’indicazione più frequente nei paesi di lingua tedesca |
| poco meno di 37 gradi | consulenza francese |
| fino a un massimo di 40 gradi | vecchia regola dei farmacisti, perché è la temperatura del sangue |
«Tiepida» in letteratura significa tra 25 e 38 gradi, a seconda di chi chiedi. Chi si attiene a 35–37 gradi e usa acqua piovana va sul sicuro.
Con acqua gelida non si dinamizza. Una prova pratica: se mettendoci la mano rabbrividisci dal freddo, è troppo fredda.
Scalda tutta la quantità in modo uniforme, invece di aggiungere acqua calda a quella fredda. Sulla fiamma l’acqua si scalda dal basso, quindi o mescoli con diligenza mentre si scalda o scaldi molto lentamente. Durante l’ora di dinamizzazione non serve mantenere la temperatura, un leggero calo è normale. Dove fa fresco e c’è vento, aiuta un sacco avvolto intorno alla botte.
Per fare i conti: portare 100 litri da 15 a 35 gradi richiede 8,4 megajoule, cioè poco più di due kilowattora. Su un fuoco aperto, che porta nell’acqua solo una piccola parte del calore, sono diversi chili di legna. Un muro esposto a sud e soleggiato, un collettore solare o uno scaldabagno istantaneo a gas lavorano in modo più economico. L’acqua scaldata elettricamente in letteratura non viene mai raccomandata.
Quantità
La quantità d’acqua dipende dalla superficie e dalla tecnica di irrorazione. Le raccomandazioni degli ultimi cento anni divergono molto, perché ugelli e attrezzature sono cambiati:
| Acqua per ettaro | Contesto |
|---|---|
| da 25 a 35 litri | attuale consulenza francese |
| da 30 a 40 litri | valore medio diffuso |
| da 40 a 60 litri | cornoletame secondo la pratica tedesca |
| da 100 a 150 litri | cornosilice su alberi da frutto molto fogliosi |
| da 15 a 20 litri | a piedi con pompa a spalla e ugello da 1,5 millimetri |
| da 3 a 10 litri | grandi aziende con atomizzatore, così si può dinamizzare a mano |
Nell’orto di casa vale una regola più semplice: prendi un recipiente in cui riesci a dinamizzare bene, cioè con una capienza totale da dieci a trenta litri, riempilo a metà, dinamizza e distribuisci il risultato in modo uniforme.
Il fatto che i preparati vengano dinamizzati per un’ora intera limita la quantità più di ogni altra cosa. Per questo la tendenza va verso una distribuzione più parsimoniosa piuttosto che verso botti più grandi.
Il recipiente
Forma. Sezione rotonda, cilindrico, con pareti lisce. Le botti da vino panciute sono belle, ma servono poco: in basso il fondo diventa troppo piccolo, non arrivi abbastanza verso l’esterno e il vortice crolla presto. I recipienti con spalle pronunciate hanno lo stesso problema. Una botte leggermente conica, più larga in basso, si dinamizza facilmente e quasi non trabocca.
Proporzioni. Più alto che largo. Sono in uso diametro e altezza in sezione aurea, cioè circa 1 a 1,6, oppure altezza e diametro 1,4 a 1, oppure diametro e altezza 2 a 3. Un recipiente alto ha il vantaggio che l’acqua, quando si dinamizza con intensità, non tende continuamente a traboccare.
Livello di riempimento. Al massimo due terzi. Durante la dinamizzazione il livello dell’acqua sale lungo il bordo. Un secchio lo riempi solo a metà, perché le piccole quantità prendono slancio facilmente, il cratere diventa più profondo e l’acqua sale più in alto. Segna il livello dell’acqua con una tacca nella parete della botte o su un bastone, così non devi misurare ogni volta.
Materiale. Legno, gres, vetro, rame, acciaio inox e smalto sono comuni. Zincato e alluminio vengono scartati, come pure i fusti d’olio arrugginiti. La plastica è tollerata dove non c’è altro. È importante inoltre che il recipiente sia pulito e non sia mai venuto a contatto con prodotti chimici o con oli essenziali.
Fondo. I fondi piatti sono diffusi, quelli bombati sono considerati migliori perché non hanno spigoli in cui si raccoglie il sedimento.
I fusti da 200 litri che si trovano ovunque hanno circa 58 centimetri di diametro. Per la maggior parte delle persone è troppo per riuscire ancora a dinamizzarci dentro con energia.
Il dinamizzatore
Deve opporre resistenza all’acqua. Un bastone troppo sottile cede all’acqua: l’acqua oppone all’improvviso resistenza, l’attrezzo va nella direzione sbagliata e lo slancio è perso. Il bastone da passeggio del 1924 era un ripiego, non una raccomandazione.
Hanno dato buona prova fasci di ramaglia di betulla ben legati, attrezzi di legno torniti e agitatori a stella fatti di listelli. Come regola pratica per la scopa sospesa vale: spessore circa un quarto del diametro della botte, in alto appena fuori dall’acqua, in basso tagliata dritta cinque centimetri sopra il fondo della botte.
La profondità di immersione è il punto in cui le cose vanno storte più spesso. Chi dinamizza solo nella metà superiore non mette in moto quella inferiore, e ciò che si deposita in basso non torna più nella miscela.
Dinamizzare a mano nuda ha un vantaggio tutto suo: senti la temperatura, ti accorgi quando il cornoletame si distribuisce male perché è troppo duro o contiene sassolini, e puoi correggere subito ogni errore.
Come si dinamizza
- Sistemare il recipiente. In piano, stabile, antiscivolo. Se è storto, l’acqua sale dal lato più basso e trabocca. Puoi verificarlo misurando tutt’intorno dal bordo superiore alla linea dell’acqua: se la misura è uguale tutt’intorno, è a piombo.
- Versare l’acqua e scaldarla. Fino al segno, cioè al massimo due terzi.
- Aggiungere il preparato. Cornoletame e preparato di Maria Thun prima si stemperano in poca acqua, perché si distribuiscano. Il cornosilice può andare direttamente dentro.
- Girare. Lungo il bordo, partendo in basso in profondità, portando rapidamente alla velocità. Come valore indicativo valgono 150 giri al minuto; al di sotto non si forma un cratere profondo e all’inversione non c’è un vero ribollio. Verso l’alto il limite è a circa 200 giri, poi diventa frenetico e si perde il ritmo. Resta con l’attrezzo appena accanto alla parete, non al centro.
- Invertire. Con tutta la forza, con tutto il corpo. Con quantità maggiori ti puntelli con entrambe le mani contro il dinamizzatore, come se spingessi un carro, e usi le gambe. Il momento più favorevole è quando il dinamizzatore è di lato, né troppo vicino né troppo lontano. Prima fermare l’acqua, lasciarla ribollire, poi subito a piena velocità nella direzione opposta.
- Ripetere finché l’ora è compiuta. Nel secchio piccolo il cratere si forma dopo dieci giri, quindi inverti ogni due secondi e mezzo. Con 150 litri sono possibili quattro inversioni al minuto, verso la fine dell’ora ancora tre.
Non invertire seguendo l’orologio, ma seguendo l’acqua. Intervalli fissi di un minuto, come si leggono nelle istruzioni più vecchie, in pratica significano che giri a vuoto, e questa è una pausa.
Un buon segno: l’acqua ti porta. Se devi spingere di continuo, o non sei ancora alla velocità giusta, sei partito troppo lentamente, oppure hai troppa acqua nella botte.
Quanto può dinamizzare una persona
| Tecnica | Quantità usuale |
|---|---|
| mano nell’acqua | da circa sette a 55 litri |
| attrezzo a manico corto, con una mano | fino a 15 litri, 30 litri non si reggono per un’ora |
| attrezzo a manico lungo, con due mani, senza sospensione | fino a circa 35 litri |
| dinamizzatore a manovella | oltre 100 litri |
| attrezzo sospeso | da 120 a 160 litri, con esercizio fino a 200 |
Per la maggior parte delle persone 120 litri sono il limite superiore, se si vuole dinamizzare davvero con intensità. Una misura concreta per tutto ciò che va oltre: dinamizzare 500 litri è più o meno come spingere un’utilitaria per un’ora attraverso il cortile, avanti e indietro, avanti e indietro.
Il criterio non è se riesci in qualche modo a muovere l’acqua, ma se la metti subito in moto in modo da esserne trasportato. Altrimenti è troppa acqua.
Gli errori frequenti
Quasi tutti gli errori si riducono al fatto che si dinamizza con troppo poca intensità.
- Troppa acqua nella botte. L’errore più frequente in assoluto. Meno acqua, ma dinamizzata come si deve.
- Diametro troppo grande. A ogni giro devi sporgerti molto in avanti, e la forza va persa.
- Dinamizzatore troppo sottile o troppo instabile. Così non si riesce a intervenire con energia nell’acqua.
- Immersione troppo superficiale. La metà inferiore fa vita a sé.
- Dinamizzare al centro. Lì gira veloce, ma la massa principale dell’acqua all’esterno resta quasi ferma. Il cratere diventa stretto e a imbuto invece che largo e diritto.
- Pausa prima dell’inversione. Estrarre il dinamizzatore, lasciar girare l’acqua per inerzia, aspettare che si calmi e poi costruire lentamente un nuovo cratere: così non ribolle.
- Invertire seguendo l’orologio invece che l’acqua.
- Aumentare lentamente il movimento rotatorio, invece di portarsi rapidamente alla velocità.
- Livello dell’acqua troppo alto. In alto gira ancora nella vecchia direzione mentre in basso va già nella nuova, e l’inversione si esaurisce.
Un utile segno diagnostico: se dopo l’inversione la superficie dell’acqua prima si calma, poi d’un tratto si solleva e gira lentamente nella nuova direzione, l’inversione era troppo debole.
La postazione di dinamizzazione
Comoda per lavorare, con tutto a portata di mano. Ombra dove fa caldo, riparo dal vento dove fa fresco e umido. Una bella soluzione è un posto con sole al mattino e ombra al pomeriggio, perché il cornosilice si dinamizza al mattino e il cornoletame nel pomeriggio.
Per le pompe a spalla metti la botte a circa 90 centimetri da terra, così la pompa si aggancia e si sgancia comodamente. L’altezza di un tavolo è troppo bassa. Chi lavora con il rubinetto di scarico mette la botte abbastanza in alto perché la pompa ci stia sotto.
Chi dinamizza spesso lo organizza a cascata: riserva d’acqua in alto, sotto il riscaldamento, sotto il recipiente per dinamizzare, sotto la pompa. L’acqua scende così da sola da un livello all’altro.
Avvisa prima chi ti sta intorno che per un’ora sarai impegnato nello stesso posto. Le conversazioni non disturbano, se le persone rispettano la dinamizzazione. Il telefono resta lontano, perché porta estranei nel mezzo dell’ora.
E una prova prima della stagione conviene: montare l’impianto, riempirlo di acqua pulita, dinamizzare qualche minuto, aggiustare. Lottare un’ora intera con un attrezzo che non va non è una buona ora.
Filtrare e distribuire
La domanda sul filtraggio fu posta già nel 1924. La risposta di Steiner: «Lo si può filtrare, non nuoce.»
In pratica è quasi sempre necessario non appena entrano in gioco ugelli e pompe. Tubi intasati in mezzo al campo costano più tempo del filtraggio. Il filtro deve essere più fine del passaggio dell’ugello; con le pompe a membrana si filtra a mezzo millimetro. Il cornoletame porta con sé più parti grossolane del cornosilice, per questo si usano di solito filtri separati per i due.
Le soluzioni collaudate vanno dal tubo filtrante con maglie da 0,2 millimetri ai filtri cilindrici in acciaio inox che si ripuliscono da soli durante il riempimento, fino alla vecchia calza da donna per piccole quantità. La fibra sintetica è migliore di quella naturale, che si gonfia e si intasa. Fai passare il liquido attraverso il filtro dall’esterno verso l’interno, così il residuo resta fuori e si può sciacquare via.
Si distribuisce rapidamente. Il cornoletame entro due o tre ore, meglio subito. Con il preparato di Maria Thun hai circa tre giorni di tempo.
Dinamizzare insieme
Fin dall’inizio Steiner ha pensato la dinamizzazione come qualcosa che fanno più persone:
«Si arriverà a farlo semplicemente la domenica come dessert. Allora, semplicemente per il fatto che si hanno molti ospiti da invitare, e lo si fa la domenica, e intanto si ha la conversazione necessaria, si otterrà la cosa più bella di tutte.»
La contessa Johanna von Keyserlingk ha tramandato il suo consiglio dello stesso giorno: «Avete sempre così tanti ospiti qui; quando hanno finito di bere il caffè, ciascuno si vede prima mettere davanti una ciotola da mescolare.»
Funziona ancora oggi e risolve, tra l’altro, il problema delle quantità. Colin Ross, su 164 ettari di vigne e oliveti in Nuova Zelanda, distribuisce il cornoletame in tre pomeriggi, per quattro quinti con secchio e scopino. La sua chiave: a ogni postazione di dinamizzazione tre persone, così nessuno è solo. I tre si danno il cambio ogni cinque minuti, e così lo slancio resta fino alla fine.
Nella Svizzera romanda dal 2009 si tiene una giornata di dinamizzazione aperta, a cui si invita due volte all’anno. Programma: dalle 15:00 si scalda l’acqua, con una breve introduzione, dalle 16:00 alle 17:00 si dinamizza insieme dandosi continuamente il cambio, poi ciascuno porta a casa il preparato dinamizzato e lo distribuisce lì. Servono solo acqua piovana e qualcosa per irrorare.
Che cosa serve per un evento del genere: abbastanza impianti di dinamizzazione sicuri, una persona che tiene d’occhio il tempo e fa in modo che qualcuno dinamizzi sempre, e un’introduzione prima. E i preparati dovrebbero stare al centro, non essere un punto del programma ai margini di una festa in fattoria.
I bambini si entusiasmano facilmente. Una cassetta accanto alla botte, perché possano guardarci dentro, una clessidra, perché il tempo diventi visibile, e meglio dinamizzare il preparato di Maria Thun, che richiede solo 20 minuti. La spiegazione può essere semplicissima: prima giriamo sempre più veloce, finché l’acqua corre in tondo velocissima. E poi arriva il grande momento: fermiamo l’acqua veloce, lei si ribella, ribolle e fa schiuma, e poi ricominciamo a girare.
Con la macchina
Oltre una certa dimensione aziendale si dinamizza a macchina. I dinamizzatori a motore hanno spesso un galleggiante o una sonda che inverte il senso di rotazione non appena il cratere raggiunge una certa profondità. Mettere a punto una macchina del genere, cioè velocità di rotazione, altezza e posizione delle pale e il momento dell’inversione, è un lavoro di precisione.
Steiner si espresse con riserva sugli agitatori meccanici e propose invece di dinamizzare con gli ospiti. Oggi molte aziende fanno un misto: cornoletame a mano, perché possono partecipare in tanti, cornosilice di primo mattino a macchina, perché a quell’ora è difficile trovare persone.
Le macchine per dinamizzare lasciate in funzione senza sorveglianza sono l’impianto più pericoloso di tutto il lavoro con i preparati. Un coperchio che spegne il motore quando lo si apre è il minimo.
Domande frequenti
Che cosa significa dinamizzare?
Il mescolare ritmico del preparato in acqua, in cui si alternano cratere e ribollio. Si usano entrambe le parole, mescolare e dinamizzare.
Per quanto tempo si dinamizza?
Cornoletame e cornosilice un’ora. Il preparato di Maria Thun da 15 a 20 minuti, perché è già stato dinamizzato durante la preparazione. Anche tisane ed estratti di erbe circa 20 minuti.
A che velocità devo girare?
Circa 150 giri al minuto, cioè due e mezzo al secondo. Più lentamente non si forma un cratere profondo, e all’inversione non ribolle.
Quanto deve essere calda l’acqua?
Da 35 a 37 gradi è l’indicazione più comune. Con acqua gelida non si dinamizza.
Quanta acqua posso dinamizzare da solo?
A mano fino a circa 55 litri, con il dinamizzatore sospeso da 120 a 160 litri. Per la maggior parte delle persone 120 litri sono il limite sensato.
Devo sciogliere prima il preparato?
Cornoletame e preparato di Maria Thun si stemperano in poca acqua, perché si distribuiscano. Il cornosilice può andare direttamente nell’acqua.
Posso togliere la mano dall’acqua?
Per un attimo, per posarla nel cratere e avviare il movimento contrario in profondità, fa parte della tecnica. Toglierla e aspettare che l’acqua si calmi è un’altra cosa: allora manca il ribollio.
Una sola persona deve dinamizzare per tutta l’ora?
No. Darsi il cambio è normale e con grandi quantità ha senso, purché non si crei una pausa. Al passaggio, entrambi continuano a dinamizzare insieme per un momento.
Come capisco che sto dinamizzando bene?
L’acqua ti porta. All’inversione si solleva subito, ribolle fino in fondo, le bolle d’aria arrivano fino al fondo, e in pochi giri il nuovo cratere è formato.
Devo filtrare?
Non appena entrano in gioco ugelli e pompe, sì. Il filtro deve essere più fine del passaggio dell’ugello.
Quanto presto devo irrorare dopo la dinamizzazione?
Il cornoletame entro due o tre ore. Il preparato di Maria Thun si conserva circa tre giorni.
Fonti
- Rudolf Steiner: Corso di agricoltura (GA 327), quarta conferenza e relative risposte alle domande.
- Walter Stappung: Die Düngerpräparate Rudolf Steiners. Herstellung und Anwendung, capitolo 15 (acqua) e capitolo 16 (dinamizzazione) con le appendici da 16A1 a 16A20.
- Pierre e Vincent Masson: Landwirtschaft, Garten- und Weinbau biodynamisch (2015), pp. 29–41.
- Christian von Wistinghausen e altri: Anwendung der Feldspritz- und Düngerpräparate.
- Ehrenfried Pfeiffer (1938 e 1955) sulla durata della dinamizzazione e sull’atteggiamento mentre si dinamizza.
- Georg Merckens (1960) sull’allestimento dell’attrezzo sospeso.
- Hans Heinze (1940) sul confronto tra 45 e 60 minuti di dinamizzazione.